Toxoplasmosi

GATTI E TOXOPLASMOSI: QUAL’E’ LA REALTA’?
Circolano molti falsi miti riguardanti il pericolo comportato dal micio casalingo per una donna incinta. In particolare si parla di toxoplasmosi. Sul Mattino di oggi c’è una bella spiegazione.
«Mia moglie è incinta, il nostro medico ha consigliato di allontanare da casa il nostro gatto perché potrebbe trasmetterle la toxoplasmosi, una malattia che in alcuni casi può causare aborto o malformazioni nel feto».
A spiegare perché il nostro amico Micio può convivere senza rischi per il nascituro è la veterinaria napoletana Paola Serio (gorgonia10@virgilio.it).
«La toxoplasmosi è una zoonosi, cioé una malattia trasmessa dall’animale all’uomo, causata dal Toxoplasma goondi. Il parassita può infettare numerosi animali mammiferi, uccelli, rettili e molluschi. Purtroppo il principale imputato nella trasmissione della malattia all’uomo è stato sempre considerato, anche se erroneamente, il gatto. Per questo motivo, durante la gravidanza, lo specialista consiglia alla gestante di allontanare il fedele amico, senza dare delucidazioni chiare e competenti in materia e spesso e volentieri senza un valido motivo, causando ansia e dispiacere. Così il povero animale, che fino a quel momento aveva una casa e dei padroni amorevoli, a causa della scarsa informazione, si ritrova per strada a fare i conti con un destino ormai segnato».
«Fortunatamente oggi le cose sono ben diverse. Recenti studi (British Medical Journal) indicano infatti tra le principali fonti di infezioni (il 63 per cento) il consumo da parte della gestante di carne cruda e semicruda di maiale e di agnello (prosciutto crudo, capocollo, salsicce, salumi in generale, carne salata ed essiccata, carpaccio ecc.). Un’altra importante fonte di trasmissione del parassita è rappresentata dal terreno contaminato dalle feci di animali infetti.
Buona regola per la gestante è quella di lavare sempre e accuratamente sia la frutta che le verdure, nonché le mani dopo aver svolto attività di giardinaggio: se portate le mani inavvertitamente alla bocca e agli occhi possono veicolare in questo modo il parassita. Visto che nella maggior parte dei casi il gatto di casa viene alimentato con scatolame, il rischio di essere portatore del parassita è alquanto improbabile».
Se è invece un gatto che vive in semilibertà, trascorre cioè parte del suo tempo fuori dalle mura domestiche gironzolando in strada o nei giardini, e quindi a rischio di contatto con il parassita, basterà un semplice esame del sangue per svelarne la presenza. Se poi il gatto dovesse risultare positivo alla toxoplasmosi, con una semplice terapia e con un po’ di attenzione il rischio di contagio verrà azzerato. Rimuovere la lettiera quotidianamente (le cisti del parassita schiudono e si rendono infettanti dopo tre giorni) indossando dei guanti, ma anche limitare le effusioni (baci e carezze eccessive) ci permetteranno di convivere serenamente con il nostro gatto.
Con il quotidiano rispetto delle norme igieniche – conclude Paola Serio – e un consulto specialistico con il proprio veterinario di fiducia, si potranno superare le paure e vivere una gravidanza felice insieme al nostro fedele amico».

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