Avvelenamento

Ecco come salvare il cane dalla polpetta avvelenata nei boschi
di Oscar Grazioli

Purtroppo, in questo campo, devo considerarmi un vero e proprio esperto e non ho nessuna voglia di “imbrodarmi” e di millantare credito, però se il famoso network britannico Channel4 mi ha chiamato qualche anno fa, per un’intervista sul tema è evidente che la mia esperienza non è passata inosservata. Ho scritto quel “purtroppo” perché l’argomento in cui sono particolarmente esperto è attinente alla diagnosi e terapia degli avvelenamenti dolosi nel cane (nel gatto sono molto rari). Quello delle “polpette avvelenate” è un primato di cui il nostro paese dovrebbe vergognarsi, ma sono tante ormai le cose per cui la nostra straziata nazione dovrebbe vergognarsi, che ormai nulla emoziona, nulla suscita raccapriccio, nulla più sembra fare riflettere chi ci governa (parlo dal dopoguerra in poi) sul nostro destino. Figuriamoci le polpette avvelenate.

Eppure se c’è un delitto squallido, vigliacco e bastardo è proprio quello di prendere una bella cotenna di maiale, farla bollire e poi infilarci dentro la giusta dose di stricnina, come si faceva fino a qualche anno fa (e ancora oggi in diverse aree del paese) dalle nostre parti, soprattutto nei territori di caccia autogestiti e nelle ex riserve di caccia. Non me ne vogliano in cacciatori se li chiamo, ancora una volta in causa, ma sappiamo benissimo, per averli presi talvolta con le mani nel sacco, che proprio le guardie venatorie delle cosiddette aziende venatorie (ex riserve) sono tra i più implicati nel fabbricare e deporre esche micidiali contro i cosiddetti “nocivi”.

Cosa sono? Sono tutti quei “bastardi” di animali che possono danneggiare in qualche modo lepri e fagiani e quaglie: quindi volpi, faine, rapaci, cani randagi, corvidi ecc. Naturalmente, visto che questi bocconi vengono messi anche nei territori di riproduzione della fauna da cacciare, basta fare due passi in collina con il cane e non è difficile sentire il suo urlo improvviso, vederlo tremare e schiumare come fosse epilettico e constatarne la morte nel baule prima ancora di arrivare dal veterinario più vicino. Visto che la stricnina, un tempo merce comunissima, adesso “scotta”, ci si è adeguati. Si usano insetticidi di prima categoria, acquistabili a litri nei consorzi agrari con un misero patentino da agricoltore. Ne basta un piccolissimo quantitativo iniettato nella camera di un uovo di pollastra o gallina livornese e un cane di media taglia muore in poco più di mezz’ora.

A parte i “nocivi” ci sono poi le vendette fra tartufai e quelle tra vicini di casa ad aggravare la situazione. E’ di questi giorni una strage di cani in Alta valle di Non, in Trentino. L’ultimo morto avvelenato è stato Leon, un bassotto. Almeno quattro (compreso Leon) gli amici a quattro zampe che hanno perso la vita peri bocconi avvelenati. Ma ci sono almeno altri quattro casi sospetti: l’avvelenamento non è stato attestato soltanto perché i proprietari non hanno voluto fare le analisi del sangue, indispensabili in questi casi.

Visto che è ancora tempo di vacanze e, visto che pioverà, forse anche di funghi, vi do un consiglio che può salvare la vita al cane. Se andate a passeggio per zone di caccia o comunque collinari o montane, portatevi dietro un banale flacone di acqua ossigenata e un cucchiaio di plastica. Se vedete il cane improvvisamente barcollare, tremare e salivare, magari uscendo da una siepe, giù uno o due cucchiai di acqua ossigenata, senza paura. Vomiterà e questo gli salverà la vita. Quanto a chi fa mettere e mette queste polpette, che dire. I veri bastardi sono loro.
31 agosto 2012

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